Dal 2012 a oggi: l’evoluzione normativa del rating di legalità in Italia

Il rating di legalità rappresenta una delle innovazioni più significative introdotte nel sistema economico italiano negli ultimi dieci anni. Nato con l’obiettivo di promuovere comportamenti d’impresa improntati alla trasparenza e alla correttezza, si è progressivamente trasformato in uno strumento strategico di governance, competitività e prevenzione del rischio.
La sua evoluzione normativa riflette la crescente attenzione verso integrità, compliance e sostenibilità nei mercati globali.


1. Le origini: il Decreto Cresci Italia (2012)

Il rating nasce con l’art. 5-ter del Decreto-Legge 24 gennaio 2012, n. 1 (“Cresci Italia”).
L’obiettivo del legislatore è chiaro: incentivare le imprese ad adottare comportamenti virtuosi e premiare chi rispetta le regole.

La norma prevede che:

  • l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) sia l’ente competente al rilascio del rating;
  • l’attribuzione avvenga su domanda dell’impresa;
  • la valutazione misuri il livello di legalità, trasparenza e correttezza dell’azienda.

Con questa disposizione, per la prima volta la legalità diventa un parametro economico, riconosciuto da un’autorità indipendente.


2. Il Decreto attuativo MISE–MEF n. 57/2014: la struttura del rating

Il passo decisivo arriva con il Decreto interministeriale 20 febbraio 2014, n. 57, emanato da MISE e MEF.
Il decreto definisce in modo dettagliato:

• i requisiti minimi per ottenere una stella

– assenza di condanne,
– regolarità fiscale e contributiva,
– tracciabilità dei pagamenti,
– assenza di misure interdittive o antimafia.

• i requisiti aggiuntivi per ottenere due o tre stelle

– adozione del Modello 231,
– presenza nelle white list prefettizie,
– adesione a protocolli di legalità,
– utilizzo di sistemi anticorruzione e codici etici,
– forme di CSR e controllo sulla supply chain.

• il ruolo del rating nei rapporti con le banche

Gli istituti di credito devono considerare il rating nella valutazione del merito creditizio.
Se decidono di ignorarlo, devono motivarlo con una relazione alla Banca d’Italia.

• il ruolo del rating nei rapporti con la Pubblica Amministrazione

Il rating può attribuire punteggi premiali o “corsie preferenziali” nei bandi, appalti e finanziamenti pubblici.

Con questo decreto, il rating diventa a pieno titolo uno strumento di politica economica.


3. Le successive integrazioni (2016–2020)

Negli anni successivi il rating viene progressivamente ampliato e integrato.

• 2016 – Aggiornamento del Regolamento AGCM

L’Autorità introduce modifiche operative che rafforzano i controlli e l’interoperabilità con le banche dati pubbliche (ANAC, Prefetture, Guard ia di Finanza).

• 2018–2019 – Collegamento con la normativa anticorruzione

Il rating entra stabilmente nei protocolli di legalità e nei sistemi di prevenzione del rischio corruttivo (PNA ANAC), soprattutto nelle filiere di appalto.

• 2020 – Integrazione con gli “adeguati assetti”

Con il nuovo Codice della crisi d’impresa, l’adozione di modelli organizzativi e sistemi di controllo interni diventa un obbligo per l’impresa.
Questo consolida il legame tra governance, sostenibilità e rating di legalità.


4. 2024: la collaborazione strutturale ANAC–AGCM

Un passaggio decisivo arriva nel 2024 con la firma del Protocollo d’intesa ANAC–AGCM.
L’obiettivo è rafforzare l’uso del rating di legalità negli appalti pubblici attraverso:

  • scambio di informazioni sulle imprese certificate,
  • coordinamento delle attività di vigilanza,
  • integrazione delle segnalazioni di whistleblowing,
  • valorizzazione del rating come indicatore di affidabilità negli appalti e nei subappalti.

Per le imprese che operano con la PA questo rappresenta un salto di qualità: il rating diventa sempre più un fattore competitivo.


5. Una crescita costante: i numeri del fenomeno

La normativa ha favorito una diffusione sempre più ampia del rating.

Dal 2014 a oggi:

  • le domande sono cresciute in modo esponenziale,
  • le imprese certificate hanno superato quota 12.000,
  • quelle con due o tre stelle sono aumentate stabilmente, segno di una maturità crescente nei sistemi di governance e compliance.

Il rating è diventato un “linguaggio comune” nelle relazioni tra banche, imprese e PA.


6. Prospettive future: verso uno standard di mercato

L’evoluzione normativa suggerisce chiaramente la direzione:

  1. integrazione con i criteri ESG e la rendicontazione di sostenibilità;
  2. rilevanza crescente nelle catene di fornitura (soprattutto in settori regolati e nelle filiere multinazionali);
  3. maggiore peso nelle valutazioni bancarie e assicurative;
  4. uso sistematico come indicatore di risk compliance negli appalti.

Il rating potrebbe diventare, nel medio termine, un requisito quasi standard per operare con continuità nei mercati regolamentati e nei rapporti con la PA.


Conclusione

Dalle sue origini nel 2012 alla maturità attuale, il rating di legalità ha compiuto un percorso rapido e significativo:
da semplice strumento simbolico a leva concreta di governance, trasparenza e competitività.

La sua evoluzione normativa dimostra come la legalità sia ormai parte integrante della strategia aziendale.
E nei prossimi anni — grazie all’integrazione con ESG, Modello 231, appalti e sistemi di credito — il rating è destinato a diventare uno dei pilastri della reputazione economica delle imprese italiane.

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