Il rating di legalità è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2012 con l’obiettivo di incentivare comportamenti etici e trasparenti da parte delle imprese. Oggi, a distanza di oltre dieci anni, rappresenta un vero e proprio valore aggiunto competitivo per le aziende che scelgono di ottenerlo, grazie ai vantaggi in termini di credito, accesso ai bandi pubblici e reputazione.
Che cos’è e come funziona
Il rating è un riconoscimento attribuito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) su istanza volontaria delle imprese. Ha durata biennale ed è rinnovabile. Viene espresso con un punteggio da una a tre “stellette”:
- una stella certifica il rispetto di requisiti essenziali (assenza di condanne, regolarità fiscale e contributiva, tracciabilità dei pagamenti, rispetto delle norme su salute e sicurezza);
- due o tre stelle sono attribuite a chi adotta ulteriori strumenti di responsabilità, come modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001, protocolli di legalità, codici etici, adesione alle “white list” prefettizie.
La valutazione avviene tramite autocertificazione e successivi controlli da parte dell’AGCM, con il supporto di altre autorità come ANAC e Guardia di Finanza.
I vantaggi concreti per le imprese
Il documento elaborato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili evidenzia i tre ambiti principali di beneficio:
- Accesso al credito – le banche devono considerare il rating nella valutazione delle richieste di finanziamento. Chi ne è in possesso ottiene procedure più rapide, costi ridotti e condizioni economiche migliori. Nel 2023 oltre 13.500 imprese hanno dichiarato di aver beneficiato di questi vantaggi.
- Rapporti con la Pubblica Amministrazione – negli appalti e nei bandi di gara il rating può tradursi in punteggi premiali, preferenze in graduatoria o riserve di risorse. Questo strumento si inserisce nel nuovo Codice dei contratti pubblici come leva per premiare le imprese virtuose.
- Reputazione e immagine – la reputazione è sempre più determinante nelle decisioni di consumatori e investitori. Un’impresa certificata come “legale” non solo gode di maggiore fiducia, ma può consolidare alleanze strategiche e attrarre nuovi investimenti.
I numeri del rating di legalità
L’AGCM segnala una crescita costante delle domande: nel 2023 sono stati presentati 8.536 formulari, con un aumento del 30,5% rispetto al 2022. Le imprese titolari di rating hanno superato quota 12.300, con una concentrazione prevalente nel Nord Italia ma una diffusione crescente anche nelle altre aree del Paese.
Particolarmente significativo è il dato relativo all’evoluzione della qualità: mentre nel 2018 il 10% delle imprese si fermava a una sola stella, nel 2023 questa percentuale è scesa all’1%. Oggi oltre il 60% delle aziende certificate possiede almeno due stelle, segno di un crescente impegno verso la compliance integrata.
Un’opportunità anche per i professionisti
Il rating di legalità non riguarda solo le imprese, ma apre nuove prospettive anche per i commercialisti e i consulenti. La complessità dei requisiti e l’interazione con altri strumenti normativi (come il d.lgs. 231/2001 e gli “adeguati assetti” previsti dal Codice della crisi d’impresa) richiedono infatti competenze specialistiche.
Il professionista può diventare un “ponte” tra impresa e istituzioni, supportando le aziende nella raccolta documentale, nell’adozione di modelli organizzativi e nella valorizzazione dei vantaggi competitivi derivanti dal rating.
Conclusioni
Il rating di legalità si sta affermando come un marchio di qualità etica che distingue le imprese virtuose, migliorandone l’accesso a credito, appalti e mercati. Non è solo una certificazione formale, ma un indicatore di governance solida, trasparente e orientata al futuro.
Per le aziende italiane rappresenta una leva strategica di crescita e differenziazione, capace di rafforzare la fiducia degli stakeholder e contribuire a un mercato più equo e competitivo.
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